Morbo di Parkinson ed alimentazione: scopri di più!

La patologia del Parkinson ci sta particolarmente a cuore data la sua presenza nella nostra famiglia; ci siamo attivate dunque per comprenderne a pieno tutte le correlazioni e gli eventuali miglioramenti attuabili tramite la potente arma dell’alimentazione e vogliamo condividerli con voi.

 

Come per tutti i soggetti la sana alimentazione e soprattutto il mantenimento di un BMI normopeso è fondamentale; per i soggetti affetti da Parkinson lo è ancora di più: i problemi di deambulazione, già normalmente presenti nei parkinsoniani, infatti, potrebbero peggiorare se il paziente è in sovrappeso, ma anche in condizioni di sottopeso, malnutrizione e dunque scarsa efficienza muscolare.

 

Il paziente affetto dal morbo di Parkinson in genere utilizza nel suo trattamento terapeutico la Levodopa, che essendo un amminoacido neutro, può essere ostacolata nel suo assorbimento, dai pasti, e può portare quindi alla riduzione delle quantità del farmaco biodisponibile e cioè subito utilizzabile dal cervello; riducendo così l’efficienza del trattamento.

 

Alcune ricerche hanno confrontato l’assorbimento di levodopa dopo una singola somministrazione a stomaco vuoto, rispetto a quella assorbita durante il pasto.

È stato chiaramente dimostrato che in alcuni casi, l’assunzione del farmaco durante il pasto ne ha significativamente ritardato l’efficacia.

La levodopa è un amminoacido neutro che per essere assorbito necessita di trasporto attivo, trasporto necessario anche per l’ingresso selettivo attraverso la barriera ematoencefalica.

 

Esistono sistemi di trasporto diversi per i diversi tipi di amminoacidi basici, acidi, neutri e aromatici. Questi sistemi di trasporto sono attivi, cioè utilizzano energia e sono specifici per classi di amminoacidi, il “problema” è che tutti gli amminoacidi, provenienti dalle proteine ingerite con il pasto utilizzano lo stesso sistema di trasporto della levodopa e si pongono in competizione con essa.

 

Questi amminoacidi sono: isoleucina, leucina, valina, fenilalanina, triptofano e tirosina.

Pasti ricchi di proteine, e in particolar modo di questi amminoacidi, possono quindi interferire nell’attività farmacologica della levodopa rendendo indisponibili i carriers necessari al trasporto.

 

Un gruppo di pazienti è stato sottoposto ad una terapia infusionale di levodopa in modo da ottenere un livello ematico costante di farmaco e di conseguenza un passaggio stabile all’interno dell’encefalo. In questo modo si è ottenuta una risposta motoria più stabile con notevole riduzione delle fluttuazioni.

Successivamente ai pazienti è stata somministrata una soluzione contenente uno degli amminoacidi sopra elencati, che quindi entra in competizione con la levodopa per il sistema di trasporto specifico. Nonostante si sia mantenuta la somministrazione di levodopa la mobilità dei pazienti si è gravemente ridotta.

 

Ciò dimostra chiaramente che questi amminoacidi entrano in competizione con la levodopa e possono impedirle di raggiungere le cellule cerebrali.

 

Lo stesso risultato è stato ottenuto con un pasto ricco di proteine.

Tutto ciò dimostra che una dieta a limitato uso di proteine può migliorare l’efficacia della levodopa.

 

Anche il tempo di permanenza del cibo nello stomaco ha importanza, siccome la levodopa viene degradata dagli enzimi gastrici, più a lungo rimarrà nello stomaco, più verrà degradata perdendo così la sua efficacia.

A tal proposito c’è da ricordare che esistono diversi fattori dietetici che influenzano la velocità di svuotamento dello stomaco: i grassi mostrano il tempo di digestione più lungo, seguiti da proteine e carboidrati ed anche le fibre rallentano lo svuotamento gastrico.

 

COSA FARE QUINDI?

 

Nei pazienti affetti da Parkinson o in trattamento con Levodopa è importante:

  • Ridurre la quantità di proteine nella dieta nel soggetto soprattutto nei primi pasti della giornata, preferendo i carboidrati;
  • Somministrare levodopa almeno 30 minuti prima di pasti, che siano frequenti e leggeri e con basso contenuto proteico, soprattutto nelle prime fasi della giornata;
  • Preferire cibi di facile digestione, limitando quindi anche il consumo di fibre, per favorire lo svuotamento gastrico ed evitare la degradazione del farmaco!