Alimentazione e stress: i nostri consigli

Spesse volte nel calcolo del fabbisogno energetico di un soggetto sottovalutiamo o ignoriamo determinati fattori, necessari e di grande influenza sull’intake calorico, non tutti sanno infatti che nel valutarlo c’è da considerare il metabolismo basale, il fattore di allenamento ma anche il fattore di stress.

 

Così come il fattore di allenamento varia in funzione del grado di allenamento effettuato, il fattore di stress ha dei valori che si differenziano in base alla tipologia e all’intensità accumulatasi nel soggetto.

 

Lo stress è molto spesso ignorato, ma c’è da dire che una grandissima parte dei soggetti che non riesce a seguire uno schema alimentare costante ne soffre e soprattutto molti pazienti, dopo un’analisi approfondita, ammettono di mangiare non per vero senso di appetito ma solo ed esclusivamente per rabbia, nervosismo, STRESS!

 

Ecco quindi che anche questo fattore, se annientato o comunque limitato può rendere molto più agevole il percorso alimentare di un soggetto.

 

Tipologie di stress

Eustress: è la condizione fisiologica in cui vivono più o meno tutti gli individui ed a cui si va incontro con la vita quotidiana.

 

Parliamo di stress quando invece ci riferiamo a particolari fenomeni quali: patologie, precedenti depressioni, cambio di casa o di ambiente lavorativo frequente, cambio di abitudini di vita forzato.

 

Questi sono tutti fattori che inducono il soggetto in una condizione di forte STRESS!

 

Lo stress è correlato all’alimentazione? E cosa possiamo fare?

Esistono nel nostro organismo degli ormoni, definiti Endorfine, prodotti da una serie di precursori quali cortisolo e melanocortina, la cui secrezione è indotta da una condizione di forte stress, per cui è possibile scientificamente avere maggiore appetito perché si è stressati.

 

Questo lo si evidenzia da un dosaggio di beta-endorfine che sono molto concentrate nel soggetto in condizione di stress.

 

Quindi è necessario fornire un ulteriore supporto psicologico al paziente o comunque sensibilizzarlo ed indirizzarlo verso uno stile di vita più sano, piuttosto che agire con schemi drastici che potrebbero soltanto peggiorarne la condizione.

 

È necessario intervenire anche a livello alimentare per evitare un declino di questa condizione che influenza negativamente i rapporti sociali, il rendimento e la concentrazione in ambito lavorativo.

 

Sapere questo è importante per lo specialista che non deve sottovalutare la condizione del soggetto e tenendone conto dovrà proporre alternative mirate come l’utilizzo di integratori che aumentino il senso di sazietà laddove necessario (triptofano) e per il paziente che dovrà impegnarsi a prediligere attività ed alimenti (in particolari micronutrienti come il magnesio) che miglioreranno il risultato del percorso dietetico e la propria compliance!