Diabete 1 e 2: tutto quello che c’è da sapere

Il Diabete di tipo 1 (o insulino-dipendente , IDDM) è caratterizzato dalla distruzione delle cellule beta di Langerhans pancreatiche che producono insulina. Sono stati individuati più fattori che contribuiscono alla sua comparsa:

 

1 – fattori genetici , cioè ereditati nella nostra costituzione

2 – fattori immunitari, cioè legati ad una particolare difesa del nostro organismo contro le infezioni

3 – fattori ambientali, che dipendono dall’azione contro il nostro organismo di batteri, virus, sostanze chimiche.

 

 

I dati attualmente disponibili indicano che la distruzione delle cellule pancreatiche avviene in soggetti geneticamente suscettibili. Tale suscettibilità è sicuramente poligenica, cioè coinvolge più geni del codice genetico. La distruzione avviene per un meccanismo autoimmune.

Un evento precipitante di natura ambientale (virus, tossine, ecc) inizia il processo autoimmune, cioè vengono formati anticorpi contro le cellule pancreatiche. Si dice che l’organismo ha perso la tolleranza immunitaria nei confronti delle cellule pancreatiche, produce quindi autoanticorpi , cioè cellule di “autodistruzione”.

 

 

Il Diabete di tipo 2 (diabete mellito non insulino-dipendente , NIDDM) è caratterizzato da una residua secrezione insulinica che però è inadeguata al fabbisogno dell’organismo; esiste inoltre una resistenza dei tessuti corporei all’azione dell’insulina ancora prodotta dal pancreas. In questo caso sono più importanti i fattori genetici, acquisiti ed ambientali. La predisposizione genetica necessita del concorso dei fattori acquisiti ed ambientali per manifestare la malattia.

 

Per fattori acquisiti si intende: età, dieta, sovrappeso e obesità, distribuzione centrale del grasso, dislipidemia, stress, farmaci, abuso di alcool, ridotta attività fisica, modernizzazione dello stile di vita, meccanizzazione, urbanizzazione.

Quanto maggiore è la componente genetica tanto minore è l’esposizione ai fattori acquisiti necessaria ad esprimere lo stato di malattia. Il perdurare della esposizione di un individuo a questi fattori spiega l’importanza dell’età.

 

L’importanza dei fattori dietetici è dimostrata dal rapido aumento del numero di persone affette da Diabete di tipo 2 con la comparsa del benessere economico. Lo si osserva ad esempio nella migrazioni di gruppi etnici da aree povere ad aree opulente.

L’aumento dell’apporto calorico globale, insieme alla ridotta attività fisica, comporta obesità, dislipidemia (alterazione dei grassi, colesterolo e trigliceridi, nel sangue), insulino-resistenza.

Forse anche l’eccesso di zuccheri semplici, proteine, grassi saturi, o la carenza di antiossidanti, vitamina E, ecc, possono essere responsabili di una alterazione della sensibilità all’insulina o della secrezione insulinica.

 

 

Ad ogni modo in particolare al termine dell’attività fisica per rifornire il corpo dei carboidrati spesi durante l’esercizio fisico. Il pasto post-allenamento deve infatti fornire il giusto apporto di zuccheri semplici in modo da attivare un picco insulinico che ripristini le scorte di glicogeno.

Ricordiamo che a parità di ossigeno consumato i carboidrati hanno un rendimento energetico superiore ai grassi. Perciò maggiori saranno le scorte di glicogeno e migliore sarà la prestazione di un atleta impegnato in gare di durata (maratona, gran fondo, ecc.).

In entrambi i casi è fondamentale con l’alimentazione moderare il danno o almeno cercare di contenerlo, porzionando i pasti in modo adeguato ed affidandosi a persone specializzate capaci di dirigerci nelle scelte sane.

 

La prossima settimana stileremo per voi un menù, utile per pazienti affetti da diabete di tipo 1 e di tipo2; facendo riferimento inoltre ad un’ ultima ricerca che ha per oggetto una dieta liquida che potrebbe eliminare il diabete di tipo 2.